La Tazza Vuota #14 - Atlante, dove il cielo si appoggia al corpo

Intestazione La Tazza Vuota
Atlante, dove il cielo si appoggia al corpo
 
La Tazza Vuota #14 19 Giugno 2026
Sospesi sulle sdraio del giardino, in quel momento di confine tra crepuscolo e notte, osserviamo le stelle. Si chiude così la seconda sera del ritiro di meditazione Mente Cielo, progetto che porto avanti insieme a mio padre Antonio, trader e coach di mindfulness.
Siamo già al quarto ritiro, grati di poter accogliere praticanti esperti o alle prime esperienze, e di impegnarci a condividere e abitare il silenzio, lasciandogli spazio perché si stabilizzi dentro e intorno a noi.
Ogni volta partiamo dalle basi: postura e rilassamento.
Uno dei primi ostacoli dei meditanti è il dolore o l'intorpidimento del corpo, restio a sostare immobile per lunghi periodi, sul cuscino o sulla sedia. Il secondo è il caos di pensieri indisciplinati, una nube instabile e frammentata che si accende e si dissolve senza sosta.
Siamo abituati a distinguerli in maniera netta, ma corpo e mente si muovono come un unico sistema: una parte significativa dei nostri dolori nasce dalla tensione accumulata e dalla scarsa capacità di rilassarci a fondo.
Un corpo rilassato favorisce una mente rilassata, e una mente rilassata aiuta il corpo a distendersi: due aspetti che si influenzano continuamente.
Nei ritiri Chan, prima di iniziare la meditazione seduta, impariamo a girare il collo guardando a destra e poi a sinistra, in alto e in basso, e infine compiendo rotazioni complete in senso orario e antiorario (ogni movimento per tre volte). Ho ripetuto questi esercizi sapendo che servivano a riportare il sistema nervoso verso uno stato di maggiore equilibrio, favorendo l’attivazione del sistema parasimpatico. In particolare,
  • il sistema nervoso parasimpatico è la componente del s.n. autonomo associata al rilassamento, alla sicurezza fisiologica e alla rigenerazione dell'organismo.
  • il s.n. simpatico (che proprio "simpatico" non è, ma essenziale in condizioni di minaccia o stress) si attiva nelle risposte di emergenza nella modalità fight or flight, cioè l'attacco o la fuga di fronte a un pericolo, reale o percepito.
Il problema si pone quando la condizione di stress diventa abituale e viene mantenuta per lunghi periodi, senza reali fasi di recupero.
Sapete che il 72,7% dei giovani (18-24 anni) ha sperimentato sbalzi d’umore, il 71% sintomi depressivi e il 51,2% crisi di panico?
Rapporto Italia 2024, Eurispes.
Solo di recente ho approfondito il legame tra mobilità cervicale e stato della mente grazie al libro "Vago. Il mio nervo più importante" di Stanley Rosenberg.
Il nervo vago è il decimo nervo cranico e si estende dalla base del cervello fino all'addome, attraversando collo e torace. Innerva e contribuisce a regolare organi come cuore, polmoni, stomaco, intestino, fegato, reni. È il nervo principe del s.n. parasimpatico, centrale nella teoria polivagale dello psicologo Stephen Porges, che vi consiglio di approfondire.
Gli esercizi descritti sopra favoriscono un migliore allineamento dell'atlante (la prima vertebra cervicale, C1, su cui poggia il cranio, e della C2 sottostante. Contribuiscono quindi ad aumentare l'afflusso di sangue al tronco encefalico, da cui originano i nervi cranici, sostenendo il funzionamento ottimale del nervo vago e facilitando uno stato mentale più stabile, in cui il pensiero acquista maggiore morbidezza.
Rosenberg sostiene che non solo una postura sbagliata ma anche un solo pensiero negativo possa disallineare impercettibilmente C1 e C2.
Dieci piccoli muscoli collegano infatti l'osso occipitale, alla base del cranio, a C1 e C2: gli otto muscoli suboccipitali e i due muscoli retti della testa. Minime tensioni inappropriate in uno qualsiasi di questi dieci muscoli sono sufficienti a modificare la posizione reciproca di C1 e C2, influenzando la dinamica dei tessuti e la libertà di scorrimento delle strutture vascolari coinvolte nell’irrorazione del cervello.
Come tornare all'allineamento ottimale?
Rosenberg consiglia un rapido esercizio che vi consiglio di praticare più volte nella giornata.
L'esercizio si basa sulla connessione neurologica tra gli otto muscoli suboccipitali e quelli che muovono gli occhi, attraverso il sistema oculo-cervicale. Si procede così:
  • Stendetevi sulla schiena e intrecciate le dita delle mani. Portatele dietro la testa, appoggiando comodamente il peso di quest'ultima sulle dita intrecciate (come se stesse osservando le nuvole a un pic-nic).
  • Guardate verso destra, mantenendo ferma la testa e muovendo solo gli occhi. Continuate a guardare fin dove potete, senza forzare.
  • Dopo un breve lasso di tempo (30 o 60 sec.) vi succederà di deglutire, sbadigliare o emettere un sospiro: questo è segno di rilassamento nel s.n. autonomo. Per sospiro si intende quella seconda inspirazione, più ampia, che si inserisce su un'inspirazione preesistente.
  • Riportate lo sguardo dritto davanti a voi.
  • Ripetete l'operazione verso sinistra, nuovamente attendendo un segno di rilassamento.
È sufficiente poco per modificare stati di tensione e aprire lo spazio a una diversa configurazione interna. Se vi va, provate e fatemi sapere.
 
Grazie per la lettura.
Ogni risposta sarà letta con attenzione e mettā (gentilezza amorevole).

Chantal Lengua
 
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