La Tazza Vuota #22 - I quattro stili relazionali

Intestazione La Tazza Vuota
I quattro stili relazionali
 
La Tazza Vuota #22 16 Agosto 2026
Nelle relazioni, molte delle nostre reazioni automatiche — l'ansia quando l'altro non risponde, la spinta a ritirarci nell'indipendenza o la sensazione di dover fare tutto da soli — hanno radici nelle esperienze dei primi due anni di vita e si organizzano a partire dai Modelli Operativi Interni (MOI).
I MOI, teorizzati da J. Bowlby entro la teoria dell'attaccamento e approfonditi da M. Ainsworth e M. Main, sono rappresentazioni mentali che formiamo in relazione alla figura di accudimento (madre / caregiver) e che poi vengono generalizzate, diventando un modello su "come funzionano le cose nella nostra relazione con il mondo, con gli altri e con noi stessi".
I Modelli Operativi Interni sono mappe cognitive ed emotive: schemi di memoria che guidano la nostra percezione di noi stessi e degli altriun'impronta
A partire dai 7-8 mesi di vita ed entro i 24, la nostra mente comincia a sistematizzare le nostre esperienze e a creare questi schemi operativi, che tendono poi rimanere stabili. Questo significa che i nostri primi anni di vita e la natura della relazione con i nostri caregiver lasciano un'impronta sul modo in cui viviamo anche da adulti.
Questi modelli si riflettono in quattro configurazioni principali:
Tipo A - Adulto distanziante (dismissing)
Se un bambino ha avuto un caregiver che in genere non cercava con lui il contatto fisico, ne era infastidito e tendeva ad allontanarsi quando il bambino lo cercava attivamente, l'adulto potrà sviluppare una rappresentazione MOI:
  • degli altri: generalmente tendono ad allontanarsi e a non fornire supporto quando richiesto.
  • del mondo: un luogo in cui è meglio fare affidamento su se stessi e non aspettarsi aiuto.
  • di se stesso: non degno di essere aiutato e amato. Deve fare affidamento su di sé e non può aspettarsi che gli altri rispondano ai suoi bisogni.
Potrà essere un adulto fortemente autosufficiente e distaccato: tende a evitare l'intimità profonda, può sperimentare disagio quando il partner chiede vicinanza emotiva e avere difficoltà a riconoscere i propri bisogni affettivi.
Tipo B - Autonomo-sicuro (autonomous)
Se un bambino ha avuto un caregiver sensibile, responsivo alle sue richieste e supportivo nei momenti di stress, capace di offrirgli una base sicura per la sua crescita, l'adulto potrà sviluppare una rappresentazione MOI:
  • degli altri: disponibili e di aiuto nelle difficoltà.
  • del mondo: un luogo in cui le relazioni offrono sicurezza e sostegno.
  • di se stesso: degno di essere aiutato e amato.
Potrà essere un adulto capace di intimità e vulnerabilità: mostra una buona sicurezza di sé, riesce a chiedere aiuto senza timore e gestisce i conflitti preservando il senso di sicurezza nella relazione.
Tipo C - Preoccupato (preoccupied)
Se un bambino ha avuto un caregiver imprevedibile, che non “si sintonizza” con lui e non riesce a rispondere alle sue esigenze in modo costante, avvicinandosi o allontanandosi sulla base dei propri bisogni, l'adulto potrà sviluppare una rappresentazione MOI:
  • degli altri: disponibili in modo incostante, capaci di offrire vicinanza e sostegno solo in alcune circostanze.
  • del mondo: un luogo in cui vicinanza e sostegno non sono garantiti.
  • di se stesso: uno che deve fare molto per essere visto, ascoltato e amato.
Potrà essere un adulto ipervigile e fortemente orientato alla ricerca di conferme: vive le relazioni con ansia da abbandono, necessita di rassicurazioni e può amplificare i segnali di conflitto o di distanza per mantenere l'attenzione dell'altro.
Tipo D - Irrisolto (unresolved)
Si ha quando un caregiver, in determinate circostanze, rappresenta sia una fonte di protezione sia di paura/minaccia, o "abdica" nelle funzioni di accudimento, o porta nella relazione con il bambino traumi o lutti non elaborati. L'adulto potrà avere una rappresentazione MOI:
  • degli altri: vulnerabili, minacciosi e/o protettivi allo stesso tempo.
  • del mondo: un luogo in cui non è sempre possibile prevedere da dove arriveranno sicurezza o pericolo.
  • di se stesso: può adottare comportamenti da salvatore, persecutore o vittima, responsabile della protezione dell'altro ma anche bisognoso della sua protezione.
Potrà essere un adulto con difficoltà nella regolazione delle emozioni e nella gestione della vicinanza: può desiderare il contatto emotivo e, al tempo stesso, percepirlo come minaccioso, con possibili oscillazioni tra ricerca di vicinanza, evitamento e rifiuto.
 
Non reagiamo quasi mai al presente in modo neutro: la mente applica sui fatti di oggi un filtro cognitivo costruito nei primissimi anni di vita.
Scoprire i Modelli Operativi Interni ci porta a osservare con maggiore attenzione le nostre reazioni automatiche e ciò che accade nelle relazioni.
La loro relativa stabilità non significa immutabilità. Non siamo “sbagliati” né “difettosi”: abbiamo sviluppato strategie per adattarci all'ambiente in cui siamo cresciuti e che, oggi, non sono più funzionali. Comprenderne l'origine ci permette di guardarle con maggiore consapevolezza, senza giudicarci, e imparare gradualmente a lasciarle andare.
La consapevolezza, la meditazione, la riflessione personale, la psicoterapia e le nuove esperienze relazionali ci aiutano a riconoscere e rielaborare questi modelli nel tempo.
E voi? Vi riconoscete, in alcune di queste dinamiche?
È il primo passo per trasformare modi abituali di agire/reagire in scelte relazionali libere e mature.
 
Grazie per la lettura.
Ogni risposta sarà letta con attenzione e mettā (gentilezza amorevole).

Chantal Lengua
 
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