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| Le 10 trappole dell’insoddisfazione | ||
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| Di recente mi sono imbattuta in un decalogo di Don Oakley, maestro spirituale non-dualista e fondatore del Well-Being Sciences Institute in Virginia, che propone un'analisi dei meccanismi con cui la mente reagisce alla realtà. Molte delle nostre forme quotidiane di infelicità nascono da abitudini mentali, soprattutto dal bisogno di controllare o modificare ciò in cui ci imbattiamo. | ||
| Da questa prospettiva, le dieci trappole che seguono sono una sorta di mappa dell'insoddisfazione che, una volta riconosciuta con consapevolezza, può aiutarci a sciogliere molte delle tensioni che alimentiamo. | ||
| 1. Dare spesso la colpa agli altri | ||
| Attribuire agli altri la responsabilità di ciò che ci accade permette di sottrarsi all’esame delle proprie reazioni e responsabilità. Il vero cambiamento risiede nella capacità di osservare con lucidità i nostri pensieri, discorsi e comportamenti, riconoscendone i meccanismi e spostando l’attenzione da ciò che fanno o hanno fatto gli altri a ciò che possiamo fare noi. | ||
| 2. Avere bisogno di essere compresi a ogni costo | ||
| Questo bisogno può nascondere un paradosso: si pretende dagli altri una lettura precisa di pensieri ed emozioni che spesso noi stessi fatichiamo a nominare. Affidare all’esterno il compito di decifrare la propria complessità può esporre a incomprensioni, aspettative deluse e frustrazione. La capacità di interrogarsi con lucidità e conoscersi senza dipendere dal rispecchiamento emotivo altrui, invece, portano a una maggiore stabilità interiore. | ||
| 3. Voler sempre ragione | ||
| Questo stabilisce implicitamente che l’altra persona debba avere torto. Il bisogno di affermare la propria posizione come unica legittima può trasformare la relazione in una dinamica di contrapposizione, alimentando giudizio e risentimento. Difendere l’ego attraverso la rigidità potrebbe anche finire per alimentare una forma di isolamento che difficilmente può conciliarsi con la pace interiore. | ||
| 4. Avere un costante bisogno di essere amati | ||
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Il bisogno costante di approvazione e di affetto può trasformarsi in una dipendenza dalla conferma altrui. Quando il proprio senso di valore viene affidato allo sguardo degli altri, ogni distanza o mancato riconoscimento può diventare una fonte di inquietudine. L’amore, così, rischia di essere vissuto come qualcosa da dover ottenere e preservare. Coltivare rispetto e accettazione verso se stessi consente di ridimensionare questa dipendenza e di costruire rapporti fondati su una maggiore libertà interiore. Sull'amore come stato dell’essere libero dall'attaccamento e dal possesso rimando alle newsletter #20 e #21. |
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| 5. Volere di più | ||
| Il desiderio incessante di ottenere qualcosa alimenta una condizione stabile di insoddisfazione. Quando l’attenzione è costantemente rivolta a ciò che manca, si perde il contatto con il valore di ciò che già esiste. La gratitudine è fondamentale per interrompere questa dinamica. | ||
| 6. «Ah, ma io sarò felice quando…» | ||
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Rimandare la felicità a una condizione futura significa subordinare il proprio benessere al raggiungimento di un obiettivo. Ma, come ben sappiamo, anche quando l’obiettivo viene conseguito, la soddisfazione sarà transitoria e la mente individuerà rapidamente un nuovo desiderio. La felicità, per sua natura, può essere vissuta soltanto nel presente: affidarla al futuro significa rinunciare all’unico momento in cui può realmente manifestarsi. |
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| 7. Volere che il proprio partner (/amico/genitore/figlio) sia diverso | ||
| Questo alimenta una dinamica di controllo fondata su un’aspettativa che non può realizzarsi: desiderare che l’altro sia diverso non lo renderà diverso. Ogni persona porta con sé la propria storia, le proprie vulnerabilità e i propri condizionamenti. Riconoscerne l’unicità e accettarne i limiti (o allontanarsene quando il proprio benessere viene compromesso) consente di costruire un rapporto fondato sul rispetto e sulla libertà reciproca. | ||
| 8. Pensare che qualcosa non sarebbe dovuto accadere | ||
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Continuare a pensare che un evento non sarebbe dovuto accadere mantiene un conflitto con una realtà ormai compiuta. Il fondatore del monastero Chan presso cui ho soggiornato a Taiwan (Maestro Sheng Yen, qui PDF gratuiti) proponeva una massima per affrontare le difficoltà della vita: Face it, Accept it, Deal with it, and Let it go ("Affronta, accetta, gestisci, lascia andare").
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| 9. Cercare di avere il controllo | ||
| Il bisogno di governare ogni variabile e di controllare ogni dettaglio della nostra vita si scontra con l’incertezza intrinseca dell’esistenza e, a lungo andare, ci creerà tensione e frustrazione. Imparare a convivere con ciò che sfugge al controllo significa, invece, sviluppare fiducia nella propria capacità di affrontare anche gli imprevisti, riconoscendo possibili occasioni di crescita. | ||
| 10. Cercare la felicità | ||
| La felicità non è un oggetto da scovare né uno stato da produrre a comando. Più si rincorre proiettandola nella prossima avventura, nel prossimo acquisto o nella prossima relazione, più sfugge. In realtà, la sua dimensione più autentica emerge quando si interrompe la ricerca e si comprende che la pienezza non deriva dall’accumulare esperienze, ma dal modo in cui si vive ciò che è già presente. | ||
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| Ciascuno di questi dieci punti si fonda, in ultima analisi, sulla resistenza all'impermanenza. Riconoscere queste dinamiche mentre si scatenano serve a ritornare padroni della propria libertà di essere felici, oltre gli automatismi. | ||
| E voi, quale attuate di più? Io ho ancora da lavorare sulla n. 4 :) | ||
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Grazie per la lettura. Ogni risposta sarà letta con attenzione e mettā (gentilezza amorevole). Chantal Lengua |
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