La Tazza Vuota #24 - Chi sta sognando chi?

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Chi sta sognando chi?
 
La Tazza Vuota #24 31 Agosto 2026
Ogni notte entriamo in una realtà che, mentre la stiamo vivendo, ci sembra vera: la nostra consapevolezza, lungi dallo spegnersi, ci trasporta in mondi dove le regole della fisica, della logica e dell'identità personale sfumano.
Esplorare questo territorio significa inoltrarsi in una dimensione in cui la mente osserva le proprie profondità senza il filtro rigido del controllo razionale.
Il grande maestro taoista Chuang Tzu sognò di essere una farfalla che volava. Poi si svegliò e si ritrovò disteso lì, di nuovo una persona. Ma pensò: «Ero prima un uomo che sognava di essere una farfalla, o sono ora una farfalla che sogna di essere un uomo?»
101 Storie Zen di N. Senzaki e P. Reps
Questa storia mette in discussione la certezza con cui definiamo reale ciò che stiamo vivendo e ci mostra quanto la percezione della nostra identità dipenda dallo stato di coscienza che abbiamo in un dato istante.
Oggi, rispetto ai tempi di Chuang Tzu (IV sec. a.C.), sappiamo moltissimo sul sonno, ma non ancora perché sogniamo.
La ricerca neuroscientifica ha dimostrato che il sonno è un'architettura distinta in fasi a cui si associano onde cerebrali, ossia segnali elettrici prodotti dall'attività sincronizzata dei neuroni nel cervello:
  • Fase 1: transizione tra veglia e sonno; il cervello passa dalle onde beta, associate alla veglia attiva e al pensiero, alle onde theta, più lente;
  • Fase 2: il sonno diventa più stabile e le onde theta continuano a predominare, mentre compaiono brevi scariche di onde rapide a frequenza maggiore (fusi del sonno), che contribuiscono a ridurre la risposta del cervello agli stimoli esterni per mantenere il sonno;
  • Fase 3: il sonno diventa più profondo e iniziano a comparire le onde delta, le nostre onde più lente;
  • Fase 4: raggiungiamo il sonno profondo;
  • Fase del sonno REM: dopo la fase 4, il cervello attraversa nuovamente le fasi precedenti fino a entrare in quella REM (da Rapid Eye Movement), in cui l'attività cerebrale torna più simile a quella della veglia e compaiono sogni vividi, rapidi movimenti oculari e paralisi dei muscoli volontari.
Architettura del sonno
Un ciclo completo dura circa 90 minuti e, come si vede in figura, con il progredire della notte, le fasi REM, dei sogni, diventano più lunghe. A quanto pare, questa fase è fondamentale per il nostro equilibrio psico-fisiologico: studi neuroscientifici in cui veniva selettivamente interrotta hanno portato, nella notte successiva, a un effetto rebound, cioè un aumento fisiologico della quantità di sonno REM, come se il cervello avesse cercato di recuperare la fase perduta.
Il nostro organismo ha quindi una necessità specifica di sognare. E non sappiamo perché.
Non esiste, infatti, un modello teorico definitivo che chiarisca perché la mente produca narrazioni così complesse, metaforiche e spesso incoerenti, né quale sia la reale funzione originaria del fenomeno onirico.
In questo spazio di mistero si inserisce l'approccio delle tradizioni meditative, che guardano al sonno e ai sogni come a una peculiare e preziosa occasione per allenare la presenza.
Come mostra Alan Wallace, studioso di buddhismo tibetano e della relazione tra pratiche contemplative e scienza della mente, nel suo libro Sognarsi svegli, la consapevolezza può essere coltivata e addestrata anche durante il sonno.
È possibile, per esempio, addormentarsi rimanendo perfettamente coscienti durante tutto il processo di transizione.
Una tecnica è quella di mantenere l'attenzione sul respiro mentre ci si addormenta: si lascia che il respiro proceda secondo il suo ritmo naturale e, quando il corpo comincia a rilassarsi, si continua a percepirlo con una certa gentile fermezza, nonostante compaiano le prime immagini oniriche.
È semplice, perché non richiede complessità o artifici, e al tempo stesso difficile, perché il sonno tende naturalmente a trascinare con sé la consapevolezza. Dopo diverse prove, però, può capitare di scoprirsi completamente addormentati — si avverte la paralisi muscolare o ci si può persino sentire russare! — eppure ancora perfettamente vigili e consapevoli di ciò che sta accadendo.
Allenare questa continuità della coscienza non serve solo come esercizio per esplorare il sonno, ma è una pratica anche per le nostre giornate.
Chi impara a rimanere presente mentre il mondo si dissolve, può sviluppare una lucidità capace di non farsi trascinare via dalle tempeste emotive della vita diurna.
E forse è proprio in quel confine sfumato che, come la farfalla di Chuang Tzu, possiamo provare a non chiederci per un momento chi siamo, per limitarci a essere pura presenza, nella notte come alla luce del giorno.
 
Grazie per la lettura.
Ogni risposta sarà letta con attenzione e mettā (gentilezza amorevole).

Chantal Lengua
 
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