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| Chi sta sognando chi? | ||
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| Ogni notte entriamo in una realtà che, mentre la stiamo vivendo, ci sembra vera: la nostra consapevolezza, lungi dallo spegnersi, ci trasporta in mondi dove le regole della fisica, della logica e dell'identità personale sfumano. | ||
| Esplorare questo territorio significa inoltrarsi in una dimensione in cui la mente osserva le proprie profondità senza il filtro rigido del controllo razionale. | ||
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Il grande maestro taoista Chuang Tzu sognò di essere una farfalla che volava. Poi si svegliò e si ritrovò disteso lì, di nuovo una persona. Ma pensò: «Ero prima un uomo che sognava di essere una farfalla, o sono ora una farfalla che sogna di essere un uomo?» — 101 Storie Zen di N. Senzaki e P. Reps |
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| Questa storia mette in discussione la certezza con cui definiamo reale ciò che stiamo vivendo e ci mostra quanto la percezione della nostra identità dipenda dallo stato di coscienza che abbiamo in un dato istante. | ||
| Oggi, rispetto ai tempi di Chuang Tzu (IV sec. a.C.), sappiamo moltissimo sul sonno, ma non ancora perché sogniamo. | ||
La ricerca neuroscientifica ha dimostrato che il sonno è un'architettura distinta in fasi a cui si associano onde cerebrali, ossia segnali elettrici prodotti dall'attività sincronizzata dei neuroni nel cervello:
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| Un ciclo completo dura circa 90 minuti e, come si vede in figura, con il progredire della notte, le fasi REM, dei sogni, diventano più lunghe. A quanto pare, questa fase è fondamentale per il nostro equilibrio psico-fisiologico: studi neuroscientifici in cui veniva selettivamente interrotta hanno portato, nella notte successiva, a un effetto rebound, cioè un aumento fisiologico della quantità di sonno REM, come se il cervello avesse cercato di recuperare la fase perduta. | ||
| Il nostro organismo ha quindi una necessità specifica di sognare. E non sappiamo perché. | ||
| Non esiste, infatti, un modello teorico definitivo che chiarisca perché la mente produca narrazioni così complesse, metaforiche e spesso incoerenti, né quale sia la reale funzione originaria del fenomeno onirico. | ||
| In questo spazio di mistero si inserisce l'approccio delle tradizioni meditative, che guardano al sonno e ai sogni come a una peculiare e preziosa occasione per allenare la presenza. | ||
| Come mostra Alan Wallace, studioso di buddhismo tibetano e della relazione tra pratiche contemplative e scienza della mente, nel suo libro Sognarsi svegli, la consapevolezza può essere coltivata e addestrata anche durante il sonno. | ||
| È possibile, per esempio, addormentarsi rimanendo perfettamente coscienti durante tutto il processo di transizione. | ||
| Una tecnica è quella di mantenere l'attenzione sul respiro mentre ci si addormenta: si lascia che il respiro proceda secondo il suo ritmo naturale e, quando il corpo comincia a rilassarsi, si continua a percepirlo con una certa gentile fermezza, nonostante compaiano le prime immagini oniriche. | ||
| È semplice, perché non richiede complessità o artifici, e al tempo stesso difficile, perché il sonno tende naturalmente a trascinare con sé la consapevolezza. Dopo diverse prove, però, può capitare di scoprirsi completamente addormentati — si avverte la paralisi muscolare o ci si può persino sentire russare! — eppure ancora perfettamente vigili e consapevoli di ciò che sta accadendo. | ||
| Allenare questa continuità della coscienza non serve solo come esercizio per esplorare il sonno, ma è una pratica anche per le nostre giornate. | ||
| Chi impara a rimanere presente mentre il mondo si dissolve, può sviluppare una lucidità capace di non farsi trascinare via dalle tempeste emotive della vita diurna. | ||
| E forse è proprio in quel confine sfumato che, come la farfalla di Chuang Tzu, possiamo provare a non chiederci per un momento chi siamo, per limitarci a essere pura presenza, nella notte come alla luce del giorno. | ||
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Grazie per la lettura. Ogni risposta sarà letta con attenzione e mettā (gentilezza amorevole). Chantal Lengua |
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