Intestazione La Tazza Vuota
Uomini, robot e dèi
 
La Tazza Vuota #3 17 Dicembre 2025
Da buona genovese, mi è frequente ascoltare il "mugugno". La lamentela, anche se sottile, rafforza pattern neuronali collegati alla frustrazione, che a loro volta stimolano la ricerca di gratificazione, creando un ciclo in cui torniamo sempre più rapidamente allo stato cronico di insoddisfazione (rinforzo dei circuiti dopaminergici).
Sapete che questo si rinsalda anche con il solo annuire a una persona che si lamenta, per la meravigliosa architettura dei nostri neuroni a specchio?
A volte le lamentele riflettono problemi reali ("sono solo", "mi manca mio padre"...). Una volta durante il discorso di un lama tibetano, un uomo gli espose la sua frustrazione per non arrivare a fine mese con dei guadagni. Il lama gli rispose "Se hai già questo problema, perché ne aggiungi un altro?".
Rimasi folgorata. Che potenza, quella frase. Noi, quando abbiamo un problema lo moltiplichiamo decine di volte con la voce, centinaia con il pensiero, reificandolo sempre di più. Possiamo togliere tutta questa massa critica? Come?
Tra i benefici della meditazione e/o della presenza mentale giornaliera, c'è il lasciar andare automatico del can-can mentale che si origina quando la realtà non va come vogliamo (ossia, quasi sempre). Ci si allena in "ambiente protetto", su una sensazione neutra come il respiro, così che poi diventi un'abitudine automatica (sana) anche nelle situazioni reali.
Questo non vuol dire non provare l'emozione sottostante.
La meditazione non ci rende robot. Anche famosi realizzati (Ajahn Chah, Nisargadatta Maharaj, Siddharta Gautama...) si arrabbiavano. È la nostra mente cognitiva che distingue le emozioni in buone/cattive. In realtà le emozioni sono solo fisiologiche, da non sopprimere ma da accettare con gratitudine in quanto spie di qualcosa di cui prendere consapevolezza. Nel caso di quell’uomo, la sua frustrazione portava luce su un blocco e su un rifiuto di accettare la situazione, ma senza riuscire a uscirne. Non vedeva o ammetteva di aver investito nel settore sbagliato, che la relazione con il socio era ormai in tensione, o che cambiare mercato o città lo spaventava? Perché? Indagare, indagare. Con mente lucida si scoprono molte cose.
Quando non siamo oppressi dalla proliferazione cognitivo-emotiva, si attivano risorse interiori prima inaccessibili: chiarezza, creatività, intuizione...
In uno stato di presenza possiamo riconoscere quando abbiamo sbagliato strada. L’intuizione si manifesta, allora, inizialmente con piccoli indizi e poi con forza impossibile da ignorare, permettendoci di distinguere tra quello che ci porterà frutti tangibili versus quello che la nostra mente abitudinaria ci ha sempre fatto fare, portandoci sempre gli stessi risultati. Ma non possiamo cambiare se non attuiamo una prima fase di distacco e osservazione.
Perché pochi riescono ad accedere stabilmente all'intuizione, pur essendo una capacità innata?
Perché pochi riescono a lasciar andare il controllo.
Controintuitivamente per noi occidentali, davanti a un problema scottante, c'è solo una cosa da fare: rilassarsi, calmare il corpo (corpo e mente sono uno lo specchio dell'altra), camminare, fare sport, prendere dell'aria, fare una doccia, dormirci sopra. Così si segnala al sistema simpatico (attivazione dello stress) di cedere il posto a quello parasimpatico (rilassamento e rigenerazione).
Di norma, se il simpatico resta attivo, avremo solo istinti di sopravvivenza legati alla nostra strategia personale (fight, freeze o flight), che potremmo addirittua scambiare per intuizioni (peggiorando la situazione)!
L'intuizione non è qualcosa che possiamo "ottenere" o forzare: fare una passeggiata o una doccia rimuginando assiduamente sul problema non allenterà la presa. Ce lo testimonia anche il grande roshi (maestro Zen) Shunryū Suzuki, in "Lettere dalla Vacuità": "Quando una cosa che stai leggendo ti interessa, il tuo intuito non tende ad aprirsi."
Controintuitivo, vero? Bisogna lasciare andare quello su cui siamo concentrati o che vogliamo ottenere, con delicatezza. Può sembrare difficile ma, come ogni cosa, è un allenamento.
Allentando i pattern neuronali di controllo e proliferazione, creatività e suggerimenti sorgeranno da soli.
Sorgeranno da dove?
Quello lo lascio scoprire a voi.
 
Grazie per la lettura, e Buon Natale!
Ogni risposta sarà letta con attenzione e mettā (gentilezza amorevole).

Chantal Lengua
 
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