Intestazione La Tazza Vuota
A spada ritratta
 
La Tazza Vuota #4 23 Dicembre 2025
Le festività natalizie con i parenti rallentano il tempo esterno e accelerano quello interno. Le giornate sembrano sospese, ma dentro possono muoversi rapidamente emozioni, aspettative non dette, dinamiche che si riattivano senza chiedere il permesso.
I contesti familiari hanno questa capacità: riportarci in pochi istanti a versioni precedenti di noi stessi, riattivando sia le tensioni sia gli affetti.
Dal punto di vista neurobiologico, l’ambiente familiare è uno dei primi luoghi in cui il sistema nervoso ha imparato a orientarsi. Le reti neurali che si sono formate nell’infanzia — soprattutto quelle legate all’attaccamento — restano attive.
Quando torniamo “a casa”, anche se adulti, il nostro sistema può riconoscere segnali, toni di voce, sguardi, posture, e reagire prima che ce ne rendiamo conto. L’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) può attivarsi rapidamente, preparando il corpo alla difesa o all’attacco, anche quando non c’è un pericolo reale, ma solo un ricordo incarnato.
Questi sono i trigger emotivi: risposte automatiche del sistema nervoso, che si attivano quando il sistema limbico cerebrale — coinvolto nella gestione delle emozioni e della sopravvivenza — riconosce un allarme. Questa nostra parte non ragiona, non analizza: reagisce, spingendoci a dire o fare ciò che normalmente non faremmo. Non a caso,
«Se pensi di essere illuminato, vai a passare una settimana con la tua famiglia.»
Ram Dass, maestro spirituale.
Naturalmente, non tutte le relazioni familiari portano tensione: molte sono fonte di cura, ascolto e affetto reale. Anche in esse, tuttavia, possono sorgere facilmente i trigger emotivi. Questi non sono il problema. Va bene che ci siano. Provare a eliminarli o a combatterli equivale alle battaglie di Don Chisciotte contro i mulini a vento, uno spreco di energia che non produce trasformazione. Possiamo però depotenziarli, ossia smettere di scambiarli per verità assolute: “sono fatto così”, “con lui reagisco sempre così”, “non posso farci nulla”.
Siamo liberi, se reagiamo secondo schemi mentali stratificati?
«Tra stimolo e risposta c'è uno spazio. In quello spazio sta il nostro potere di scegliere la nostra risposta. Nella nostra risposta sta la nostra crescita e la nostra libertà.»
Viktor E. Frankl, psichiatra e neurologo.
Questo spazio è il distacco che si potenzia con meditazione e presenza consapevole: un distacco non emotivo, ma esperienziale. Non si tratta di mostrarsi freddi o disinteressati (che è pur sempre una reazione ai trigger), né di controllare le emozioni o “comportarsi bene”. Permette di restare in relazione senza essere risucchiati dal nostro solito copione: permette di non correggere, non spiegare, non difendersi immediatamente. Lasciare che l’impulso passi senza trasformarlo subito in azione.
Dal punto di vista neurofisiologico, anche una breve pausa consente al sistema parasimpatico di rientrare in gioco, riducendo lo stato di attivazione fisiologica da stress e ampliando le possibilità di risposta.
In questo senso si può anche provare a seguire una massima attribuita a Confucio, soprattutto quando la relazione conta più dell’argomentazione:
«Cosa ne pensi di riparare ad un torto con la virtù?»
I dialoghi, XIV, 36
È una proposta difficile, ma se ammettiamo che ogni reazione automatica, risentimento e giudizio siano opportunità di nostra crescita e pratica, allora possiamo affrontare diversamente dinamiche relazionali complesse. Non significa negare ciò che ci ferisce, né giustificare comportamenti inappropriati, ma rispondere con consapevolezza, agli altri e a noi stessi.
In questo spazio si apre la possibilità di scegliere risposte che riflettano i nostri nuovi valori più profondi, invece dei vecchi schemi.
L’intelligenza può analizzare queste dinamiche, riconoscendole e giudicandole. In noi, tuttavia, vi è anche un'altra componente, la saggezza, che non vive nella necessità di avere ragione, né nel bisogno di sistemare l’altro.
La saggezza è il modo in cui restiamo presenti a un momento, un dialogo, un evento difficile mentre qualcosa dentro di noi vorrebbe fuggire o attaccare.
Non possiamo mai scegliere le parole e i comportamenti degli altri, né cambiarli. Ma possiamo scegliere come reagire, e quando scegliamo di non essere vittime dei nostri trigger emotivi / schemi mentali, pazienza e gentilezza emergono spontanee, non come virtù morali, ma come conseguenze fisiologiche di un sistema nervoso che non è più in allarme.
Il Natale, allora, così come ogni singolo giorno, può diventare un addestramento gentile. Non perché tutto vada bene, ma perché tutto ciò che accade è un'occasione di crescita.
Gli altri non sono l’ostacolo alla presenza. Se osservati con attenzione, non sono solo i nostri maestri più esigenti, ma anche i più generosi.
 
Grazie per la lettura e (di nuovo) Buon Natale.
Ogni risposta sarà letta con attenzione e mettā (gentilezza amorevole).

Chantal Lengua
 
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