Intestazione La Tazza Vuota
Oltre i fuochi d'artificio
 
La Tazza Vuota #5 30 Dicembre 2025
Prima dei ritiri di meditazione c'è sempre una miscela di trepidazione e aspettativa: a volte si inizia a compilare una To do list che speriamo di riuscire a smarcare e superare. Se abbiamo avuto esperienze importanti in passato, vorremmo riprovarle: sensazioni di grande pace, movimenti energetici intensi, assorbimenti profondi, e altro ancora.
Se non riusciamo a raggiungerle, sentiamo che abbiamo sbagliato e che il ritiro non è andato come speravamo. Se ci siamo riusciti, le esponiamo internamente come medaglie che provano il nostro avanzamento.
«Le esperienze di picco non sono l'obiettivo della meditazione. Nessuna esperienza lo è.»
Ajahn Jayasāro, monaco Theravada.
Noi esseri umani siamo affascinati (e incatenati) dai raggiungimenti, e questo non riguarda solo la meditazione. La nostra mente, soprattutto in una cultura che misura il valore attraverso i risultati, è orientata al traguardo: obiettivi da raggiungere, livelli da superare, stati da ottenere.
Anche la vostra vita sta diventando sempre più simile
a una 'To do list'?
La meditazione non funziona così. E neanche la vita. Spesso viviamo come se fossimo sempre in preparazione a qualcosa, spostando continuamente l'attenzione su ciò che dobbiamo fare o ci manca. Quanto tempo dedichiamo al silenzio esterno ed interno, alla pausa, alla presenza? Anche nella frenetica vita lavorativa è possibile: non è necessario essere in vacanza.
La chiave non è avere meno obiettivi e meno cose da fare, ma non lasciare che tutto diventi un obiettivo.
Quando riduciamo vita e/o meditazione a una To do list, la stiamo inconsapevolmente piegando alla logica dell’io che accumula e confronta. Potremmo sentirci efficienti, ma a lungo andare rischiamo di sentirci vuoti, sovraccarichi o di chiederci quale sia il vero senso di ciò che facciamo.
Come accade quando inseguiamo solo gli stati piacevoli o i fuochi d’artificio che abbiamo letto o sperimentato, così nella vita veniamo trascinati da una mente che rincorre ciò che desidera (attaccamento) ed evita ciò che non vuole sentire (avversione), classificando le esperienze in caselle da spuntare.
Se siamo stati bravi ed efficienti la memoria registra un segno di approvazione; altrimenti, una nota di mancanza. E il nostro valore sale o scende.
Ma chi detta le regole?
Noi stessi, o meglio, un vecchio software che sta girando in noi: un giudice interiore, il Super-io freudiano, l'istanza normativa formatasi interiorizzando divieti e aspettative di figure genitoriali e ambiente culturale.
Questa parte di noi può diventare preponderante e sabotante, manifestandosi anche in modi sottili e socialmente accettati. È operativa se abbiamo:
  • procrastinato sistematicamente eventi, decisioni, compiti;
  • evitato conflitti in famiglia o con amici;
  • anticipato ossessivamente scenari negativi;
  • cercato approvazione perdendo di vista i nostri bisogni;
  • sentito il bisogno di prendere il controllo di situazioni e persone;
  • mantenuto un focus esclusivo sull’analisi razionale di tutto.
Nelle newsletter precedenti ho già riportato la formula dell'insoddisfazione umana (duḥkha, sanscr.) per cui sofferenza = esperienza presente + reazione dei nostri schemi mentali.
Il giudice interiore è uno di questi schemi: misura azioni e pensieri filtrandoli attraverso categorie che nel Buddhismo sono legate alle “otto preoccupazioni mondane”.
Esse sono quattro coppie di opposti attraverso cui operiamo nel mondo:
  • guadagno / perdita;
  • fama / discredito;
  • lode / biasimo;
  • piacere / dolore.
Pensateci: quanto spesso agiamo o pensiamo fuori da questa matrice? Lo facciamo con la beneficienza, aiutando gli altri senza aspettarci gratitudine o riconoscimento, o accettando lo spiacevole senza amarezza. L'illuminato, il saggio, colui che ha realizzato la propria libertà, opera sempre al di fuori di questa gabbia.
«Desiderare ardentemente un'esperienza di picco significa perdere di vista l'obiettivo.»
Ajahn Jayasāro
L'obeittivo è uscire da quella griglia, i cui carcerieri sono il giudice interiore e gli altri nostri schemi mentali, preconcetti, pregiudizi e automatismi limitanti. Solo così i fuochi d’artificio smettono di essere eventi rari da inseguire e diventano la quotidianità: il continuo emergere di un’esperienza presente di libertà, equilibrio e chiarezza interiore.
Ma per ora, essendo quasi Capodanno, godiamoci anche quelli veri :)
 
P.S. Segnalo il quiz inglese gratuito di Positive intelligence in cui identificare quali sfaccettature del giudice interiore sono dominanti in noi
(evitante, controllore, vittima, iper-achiever...).

Come sempre, ogni vostra risposta a queste mail sarà letta con attenzione e mettā (gentilezza amorevole).

Chantal Lengua
 
Ricevi questa email perché ti sei iscritto alla newsletter di mindfulness La Tazza Vuota.
→ → Trova le edizioni passate sul mio sito, dove potrai invitare un amico a iscriversi
e leggere i miei racconti di narrativa.