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| Il mondo del tempo sospeso | ||
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«Gennaio. Dopo il rumore delle feste, delle promesse, dei buoni propositi scritti e già dimenticati, resta una cosa sola: darsi da fare.» Si apre così una mail che ho ricevuto oggi, e mi piacerebbe parlarne, di gennaio e del clima che lo circonda: un tempo carico di aspettative, di azione, ripartenza immediata e produttività. |
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| Gennaio non è tempo di inizi. | ||
| Il nuovo anno nel cuore dell'inverno invece che nell'equinozio di primavera - tempo in cui la natura si risveglia - non è una collocazione in ascolto dei ritmi biologici, ma il risultato di un compromesso a lungo contestato, nato da esigenze astronomiche, politiche e religiose. | ||
| Il primo calendario romano iniziava a marzo, dedicato a Marte, e proseguiva con Aprilis, Maius, Junius. I sei mesi successivi erano semplicemente numerati, fino a December. In totale, 304 giorni. I circa 60 giorni invernali rimasti non avevano nome. Erano un tempo sospeso, fuori dal computo, dedicato ai morti e al non-agire. | ||
| Fu Numa Pompilio ad aggiungere Ianuarius e Februarius, ma l'inizio dell’anno continuò a essere celebrato in primavera per secoli. Solo con la riforma di Cesare e Sosigene si arrivò a un calendario solare più preciso, migliorato ancora di più con il successivo gregoriano. Qui la Chiesa operò anche una progressiva sovrapposizione delle festività cristiane a quelle pagane preesistenti, come la nascita di Cristo sui Saturnalia (17-23 dicembre). | ||
| In UK e colonie americane il nuovo anno si continuò a celebrare il 25 marzo fino al 1752, quando anche loro adottarono il calendario gregoriano. | ||
| L’idea che gennaio sia il momento giusto per ripartire, migliorarsi, fare di più, fare meglio, non è un dato naturale, ma una costruzione culturale. | ||
| Se gennaio non è, storicamente e simbolicamente, un tempo di inizi, allora può diventare qualcos’altro: un tempo di rallentamento, di assestamento, di ritorno a se stessi dopo l’eccesso di stimoli delle settimane precedenti. | ||
| Liberi dal condizionamento forzato di un giudice interiore (citato nella scorsa newsletter, #5), che ci può far cominciare nuove abitudini sulla spinta del nuovo anno, per poi farle naufragare in frustrazione e abbandono, possiamo chiederci invece che cosa, di noi, ha bisogno di riposare ancora, e come. | ||
| Ricordo a tal proposito quando, in un ritiro, parlai con la maestra, una monaca Chan (Buddhismo cinese). Nel raccontarle i "raggiungimenti" ottenuti nel corso di una sessione di meditazione e i vari fuochi d'artificio energetici che avevo percepito, la sua risposta è stata che essi non erano lo scopo, e che non mi stavo rilassando abbastanza, ma ero troppo tesa verso un risultato. | ||
| Cercare di ottenere qualcosa nella meditazione è come cercare di calmare i cerchi concentrici che si formano sulla superficie di un lago, usando le mani. | ||
| Nell'ottica occidentale, siamo in uno stato A e vogliamo andare in uno stato B, e se non ci rimbocchiamo le maniche non otteniamo nulla. Nell'ottica Chan è il contrario: siamo in uno stato A e non c'è uno stato B, che sarebbe solo un ulteriore costrutto mentale. | ||
| È uno sciogliersi, una decostruzione di tutto quello che abbiamo di limitante: schemi mentali, pregiudizi, preconcetti, paure, automatismi, reazioni istintive, ruoli, narrazioni interiori obsolete. | ||
| Nel Buddhismo Chan, l'illuminazione è la condizione naturale di ciascuno di noi; è quello che rimane dopo che i nostri schemi mentali, ormai inutili, sono evaporati. | ||
| Quindi, in questo gennaio, possiamo dirottare la nostra mente verso un tipo diverso di raggiungimento: invece dello spingerci in avanti con un combustibile che la natura non ci sta dando (in questo momento in cui tanti mammiferi sono in letargo e gli alberi sono in riposo vegetativo), possiamo raccoglierci e alimentare, con dolcezza, lo spogliarsi di ciò che non serve più al nostro presente. | ||
| Ben vengano allora fioretti e buoni propositi, che prendono origine da un gennaio come soglia consapevole, invece che da prassi sociale. Come dice James Clear in Atomic habits, sono le piccole abitudini, se ripetute con costanza, a portare a risultati notevoli, più che gli intenti che capitano una volta all'anno. | ||
| Provate allora ogni sera a dedicare qualche minuto del vostro tempo alla meditazione. Non quella rigida e obbligata sul cuscino canonico, se non lo desiderate; è sufficiente portare attenzione a ciò che state facendo, che sia la cena, i piatti da lavare o la doccia. Qualcosa che vi riporti nel presente, nel corpo e nello stato d’animo, lasciandoli essere così come sono, senza analizzare nulla, senza aggiungere nulla. | ||
| E forse, proprio così, qualcosa comincia davvero. | ||
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Grazie per la lettura. Ogni risposta sarà letta con attenzione e mettā (gentilezza amorevole). Chantal Lengua |
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