La Tazza Vuota #17 - La ballata della superbia

Intestazione La Tazza Vuota
La ballata della superbia
 
La Tazza Vuota #17 10 Luglio 2026
L'eminente letterato Su Dongpo era amico del maestro Foyin (1032-1098), abate del monastero di Jinshan, situato al centro del fiume Yangtze, in Cina orientale. I due discutevano spesso della Via e della realizzazione suprema.
Su Dongpo praticava e meditava con grande impegno.
Un giorno, sentendosi pienamente soddisfatto dopo una meditazione, scrisse una poesia e la inviò tramite un corriere al maestro Foyin:
"Mi prostro al cielo che è dentro il cielo.
Dal mio capo raggi di luce illuminano l'universo.
Così gli otto venti non possono smuovermi,
mentre medito sul loto purpureo e dorato."
Il significato era: "dal mio capo si irradiano raggi di luce attraverso l'universo, fino a tanti mondi quanti sono i miei capelli. Gli otto venti mondani — guadagno, perdita, diffamazione, reputazione, lode, scherno, dolore e gioia — non possono smuovermi mentre medito come un Buddha sul fiore di loto".
Dopo aver letto la poesia, Foyin prese un pennello e scrisse sul rotolo una sola parola: «Scoreggia!». Poi chiese al corriere di riportarlo a Su Dongpo.
Ansioso di leggere gli elogi di Foyin, Su Dongpo rimase sconvolto davanti al commento volgare. Furibondo, prese immediatamente una barca per attraversare lo Yangtze e raggiungere il monastero di Jinshan.
Foyin aveva previsto la sua reazione, così scrisse una poesia in due versi, la affisse sulla porta del monastero e se ne andò.
Quando Su Dongpo arrivò, non trovò Foyin, ma sulla porta lesse:
"Gli otto venti non possono smuoverti, ma una sola scoreggia ti soffia da una riva all'altra del fiume."
Incapace di replicare, Su Dongpo fece ritorno a casa.
 
Questa storia, riportata dai testi come realmente accaduta, ci mostra quanto i maestri non disdegnassero l'uso dell'ironia e dello scherno nei confronti dei loro discepoli, di altri maestri, di nobili e perfino degli imperatori. In questo caso, come con un'abile mossa di aikido, più che rimproverarlo, Foyin utilizza la mente stessa di Su Dongpo per riflettergli qualcosa che da solo non riusciva a vedere: il suo orgoglio spirituale, l'attaccamento alla sicurezza di aver superato l'attaccamento stesso a qualcosa.
Chi è già inserito in un cammino spirituale, o più semplicemente in un percorso di benessere, di psicoterapia, di crescita personale o di miglioramento fisico e psicologico, potrebbe già sapere quanto sia sottile trasformare i propri progressi in una nuova identità.
E quando ciò accade, l'ego si è già impossessato degli strumenti che avrebbero dovuto dissolverlo.
"Io medito, quindi sono più imperturbabile", "Io sono oltre certe dinamiche", "Sto diventando sempre più compassionevole, sempre più umile": se diveniamo orgogliosi del nostro merito, l'abbiamo perso. Quando abbiamo la necessità di confermare umiltà, abbiamo costruito il terreno su cui imbastire il nostro senso egoico di valore.
Solo se non sentiamo il bisogno di parlarne, il progresso si è fatto autentico e radicato profondamente nel nostro modo di essere e muoverci nel mondo.
Su Dongpo, non ricevendo l'elogio che sentiva di meritare, sperimenta lo scarto tra l'immagine che aveva di sé e la realtà della propria reazione, destabilizzato di fronte alla negazione della propria imperturbabilità.
La prova del nostro stato interiore non è ciò che pensiamo di essere, ma il modo in cui reagiamo nella realtà quando veniamo messi alla prova.
Questo fenomeno è considerato particolarmente insidioso perché è difficile da riconoscere. Un attaccamento evidente, come quello al denaro o alla fama, è relativamente facile da individuare. Il sentirsi saggi, gentili, pazienti o dotati di qualsiasi altra virtù, invece, si presenta con le sembianze di una qualità positiva. Per questo può durare più a lungo.
Queste virtù vengono fuori quando sentiamo di essere divenuti immuni a certe situazioni della vita. Il buddhismo definisce otto venti mondani (o "otto preoccupazioni mondane", cfr. newsletter #5) le principali condizioni quotidiane che trascinano la mente da una parte o dall'altra, tradizionalmente raggruppate in coppie di opposti:
  • guadagno / perdita: il voler ottenere qualcosa o temere che ci sfugga;
  • fama / discredito: cercare riconoscimento e rispetto altrui;
  • lode / biasimo: volere approvazione e soffrire critiche e rifiuti;
  • piacere / dolore: la ricerca di esperienze gradevoli e il tentativo di evitare quelle spiacevoli.
Su Dongpo riteneva di essere immune a questo framework, ma la provocazione di una sola parola rivela quanto a poco valga un'umiltà legata al bisogno di sentirsi umili.
Sull'esempio di questa storia, possiamo quindi non finire come il buon Donald Trump, che in un'intervista a "Face the Nation" ha rilasciato la frase «I do have actually much more humility than a lot of people would think».
 
Grazie per la lettura.
Ogni risposta sarà letta con attenzione e mettā (gentilezza amorevole).

Chantal Lengua
 
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