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| Scimmie, pomodori e onde | ||
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| Oggi parliamo di procrastinazione, il rinvio intenzionale di un'azione necessaria pur sapendo che il ritardo può avere conseguenze negative. Spiegazioni immediate si ritrovano nella scarsa disciplina, nella cattiva gestione del tempo o nella pigrizia ma, in realtà, la motivazione è spesso profonda. | ||
| Procrastinare è un meccanismo di regolazione emotiva, una strategia di fuga a breve termine da un disagio emotivo. | ||
| Sono molti i motivi per cui possiamo procrastinare un compito e numerosi autori, come la psicologa Linda Sapadin nel suo libro It's About Time!, hanno identificato vari tipi di procrastinatori, come il perfezionista, che rimanda perché teme che il risultato finale non sia impeccabile; il preoccupato, che evita il compito per l'ansia legata al possibile fallimento o all'ingresso in una situazione sconosciuta; il sognatore, che fatica a trasformare le idee in passaggi concreti; il ribelle, che resiste alle richieste quando le percepisce come imposizioni; l'adrenalinico, che ha bisogno della pressione dell'ultimo minuto per agire; e l'iperattivo, che prende su di sé troppi impegni, esaurisce le proprie energie e lascia incompiute le attività più importanti. | ||
| Il sollievo immediato dell'evitamento può essere più forte della ricompensa futura associata al completamento di un compito. | ||
| Il divulgatore Tim Urban ha raccontato questo conflitto nel suo simpatico e famoso TED Talk, in cui analizza due forze contrapposte: il decisore razionale, che sa cosa sarebbe opportuno fare, e la "scimmia della gratificazione immediata", che vuole sentirsi bene nel momento presente. Questa prende il controllo del comportamento fino a quando la scadenza diventa imminente e l'urgenza attiva una risposta di stress e di elevata attivazione fisiologica, aumentando la pressione a concentrarsi e ad agire. Così, la stessa persona che per due settimane non era riuscita a scrivere una frase di un documento, improvvisamente rimane sveglia tutta la notte e scrive dieci pagine. | ||
Per combattere questa tendenza, possiamo armarci di tecniche strutturali:
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| Eppure, nessuna tecnica funziona a lungo termine se non si affronta la radice emotiva dell'evitamento. Anche riconoscere il proprio profilo di procrastinatore serve a poco, se non cambia il modo in cui si affronta il disagio. | ||
| Chi medita sa che per smettere di fuggire da un'esperienza, occorre sviluppare la capacità di sostare abbastanza a lungo da osservarla. È necessario quindi intraprendere un processo di consapevolezza interiore ogni volta che ci troviamo a procrastinare: osservare con lucidità la spinta automatica verso il rifugio sicuro delle distrazioni o di altre attività quando emerge un disagio e, soprattutto, sviluppare la tolleranza della sensazione che si vorrebbe evitare*. | ||
| Si può così comprendere che non si ha davvero bisogno di quel conforto istantaneo e — questo è il vero punto di svolta — riuscire a dimorare nel disagio senza che accada nulla di grave (al contrario, spesso è uscendo dalla nostra zona di comfort che possono accadere le cose migliori). | ||
| Una vera pratica di mindfulness per gestire la procrastinazione è l'Urge Surfing (il "Surf dell'Impulso"). | ||
| Questo è un metodo di consapevolezza che prevede l'osservazione delle quattro fasi dell'attivazione-intensificazione-culmine-discesa di un impulso o desiderio: possiamo, invece di assecondare o reprimere la spinta a fare qualcosa (per esempio, indugiare in una distrazione) o a non-fare qualcosa (evitare il task importante), limitarci a stare con essa, portando l'attenzione al respiro e, se vogliamo, localizzare dove si sta manifestando fisicamente il disagio — una tensione alle spalle, una morsa allo stomaco o un senso di irrequietezza. Si osserva la sensazione come se fosse un'onda marina: la si vede nascere, raggiungere il suo picco e infine, se non la si alimenta agendo o giudicandola, la si vede inevitabilmente infrangersi e dissolversi. | ||
| Tutto, infatti, ha un inizio e una fine, come abbiamo visto parlando di impermanenza, per esempio nella newsletter #8. | ||
| La pratica ci mostra che la procrastinazione è un costrutto influenzato da processi cognitivi ed emotivi che perde forza quando smettiamo di considerare il disagio come qualcosa da cui dobbiamo immediatamente liberarci e a cui possiamo sopravvivere anche attraversandolo e rimanendo presenti. | ||
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Grazie per la lettura. Ogni risposta sarà letta con attenzione e mettā (gentilezza amorevole). Chantal Lengua |
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