La Tazza Vuota #28 - The Gateless Gate

Intestazione La Tazza Vuota
The Gateless Gate
 
La Tazza Vuota #28 16 Ottobre 2026
Carissimi,
Come avrete notato, nelle ultime settimane La Tazza Vuota ha seguito una breve battuta d'arresto: settembre e ottobre sono tornati, portando con sé tutti i loro impegni, e mi sono accorta che senza poter avere a disposizione le dovute ore di lettura di libri di meditazione e articoli scientifici, non avrei potuto garantire la qualità dei testi che voglio offrirvi attraverso questa newsletter.
Sempre più spesso mi trovo infatti a ricevere e leggere testi scritti con ottica marketing-oriented o generati da AI. Non sono questi né lo stile né lo scopo della Tazza.
Per questo, ho deciso che questa newsletter avrà una cadenza indicativamente bisettimanale.
Qualora vi accorgeste che vi manca un numero e temeste che la relativa email non vi sia arrivata, vi basterà andare sul mio sito personale, dove trovate tutti i numeri raccolti e aggiornati in tempo reale.
In un ritiro di meditazione, ricordo che la maestra disse questa frase: «Ci sono già abbastanza libri di meditazione». In realtà, lei disse libri di Dharma, parola che nel contesto buddhista indica, in sintesi riduttiva, gli insegnamenti e il cammino che conduce alla comprensione della realtà.
Può sembrare una frase provocatoria, soprattutto se pronunciata da lei, una delle traduttrici italiane della casa editrice Astrolabio-Ubaldini. Ma mi trovai d'accordo.
Se da una parte è essenziale acquisire nuove conoscenze sulla natura della mente e sulla consapevolezza, per crescere interiormente e realizzarsi nella maniera più libera dai nostri schemi di condizionamento, dall’altra,
è importante non cadere nell’idea che progredire significhi accumulare sempre più informazioni.
La conoscenza ci indica una direzione e ci offre strumenti per osservare la mente e riconoscere i meccanismi attraverso cui interpretiamo la realtà. Poi, però, è necessario rivolgere l'attenzione alla consapevolezza stessa, ossia lasciare che le spiegazioni cedano il passo all'esperienza diretta, a ciò che si manifesta nel qui e ora, prima che la mente intervenga a interpretarlo.
Nella tradizione Zen, si dice che ci sia un Gateless Gate, una Porta senza Porta, a separarci dalla verità.
E solo quando finalmente la attraversiamo ci rendiamo conto che quella porta in realtà non esiste e che eravamo liberi fin dall’inizio.
Che significa?
Significa che, sì, c'è qualcosa da attraversare, c'è una trasformazione che può avvenire in noi. Testi antichi, libri moderni, esperienze di maestri e di persone come noi testimoniano che si può raggiungere e vivere in uno stato diverso da quello in cui siamo adesso.
Si può raggiungere e mantenere uno stato dell'essere, della mente o della coscienza di benessere, espansione e libertà dai propri condizionamenti.
Ci può anche essere capitato, per brevi momenti, durante una meditazione o in un momento inaspettato della nostra vita.
D'altra parte, però, la porta da attraversare per raggiungere questo stato non esiste, in effetti, perché quella condizione è già qui e non è mai stata assente.
Ciò che vogliamo raggiungere, lo stato di chiarezza e l'illimitatezza è già pienamente presente nella nostra stessa esperienza.
Semplicemente, non lo sappiamo o non lo crediamo. E la nostra mente e il nostro corpo continuano a reagire (che non è "agire") alla vita nelle maniere che hanno imparato, con patterns e schemi mentali, con attaccamento e avversione. Viviamo nell'illusione di essere liberi, ma mettiamo continuamente in atto pensieri e comportamenti inconsapevoli, che ci definiscono e condizionano.
Di fatto, non siamo mai veramente liberi.
Acquisiamo libertà quando portiamo consapevolezza in ciò che facciamo, in ciò che pensiamo e in ciò che ci definisce. Per fare questo, c'è bisogno di pratica, di una gradualità. Quindi, metaforicamente, c'è bisogno di camminare e attraversare una porta, un cambiamento.
Ma quando ci troviamo dall'altra parte, ci rendiamo conto che quella porta non è mai esistita perché lo stato di coscienza realizzata che cercavamo era già presente, ma le abitudini mentali e le illusioni attraverso cui interpretiamo la realtà ci impedivano di riconoscerlo.
È un concetto complesso ma al contempo molto scarno, già affrontato nella newsletter #7. È come se, con la pratica, togliessimo strati di fuliggine e incrostazioni che coprono la brillantezza di una sfera trasparente (la nostra vera natura). E, al contempo, siamo sempre noi, con i nostri condizionamenti e le nostre reazioni automatiche, a continuare a sporcarla.
 
Grazie per la lettura.
Ogni risposta sarà letta con attenzione e mettā (gentilezza amorevole).

Chantal Lengua
 
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