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| The Gateless Gate | ||
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| Carissimi, | ||
| Come avrete notato, nelle ultime settimane La Tazza Vuota ha seguito una breve battuta d'arresto: settembre e ottobre sono tornati, portando con sé tutti i loro impegni, e mi sono accorta che senza poter avere a disposizione le dovute ore di lettura di libri di meditazione e articoli scientifici, non avrei potuto garantire la qualità dei testi che voglio offrirvi attraverso questa newsletter. | ||
| Sempre più spesso mi trovo infatti a ricevere e leggere testi scritti con ottica marketing-oriented o generati da AI. Non sono questi né lo stile né lo scopo della Tazza. | ||
| Per questo, ho deciso che questa newsletter avrà una cadenza indicativamente bisettimanale. | ||
| Qualora vi accorgeste che vi manca un numero e temeste che la relativa email non vi sia arrivata, vi basterà andare sul mio sito personale, dove trovate tutti i numeri raccolti e aggiornati in tempo reale. | ||
| In un ritiro di meditazione, ricordo che la maestra disse questa frase: «Ci sono già abbastanza libri di meditazione». In realtà, lei disse libri di Dharma, parola che nel contesto buddhista indica, in sintesi riduttiva, gli insegnamenti e il cammino che conduce alla comprensione della realtà. | ||
| Può sembrare una frase provocatoria, soprattutto se pronunciata da lei, una delle traduttrici italiane della casa editrice Astrolabio-Ubaldini. Ma mi trovai d'accordo. | ||
| Se da una parte è essenziale acquisire nuove conoscenze sulla natura della mente e sulla consapevolezza, per crescere interiormente e realizzarsi nella maniera più libera dai nostri schemi di condizionamento, dall’altra, | ||
| è importante non cadere nell’idea che progredire significhi accumulare sempre più informazioni. | ||
| La conoscenza ci indica una direzione e ci offre strumenti per osservare la mente e riconoscere i meccanismi attraverso cui interpretiamo la realtà. Poi, però, è necessario rivolgere l'attenzione alla consapevolezza stessa, ossia lasciare che le spiegazioni cedano il passo all'esperienza diretta, a ciò che si manifesta nel qui e ora, prima che la mente intervenga a interpretarlo. | ||
| Nella tradizione Zen, si dice che ci sia un Gateless Gate, una Porta senza Porta, a separarci dalla verità. | ||
| E solo quando finalmente la attraversiamo ci rendiamo conto che quella porta in realtà non esiste e che eravamo liberi fin dall’inizio. | ||
| Che significa? | ||
| Significa che, sì, c'è qualcosa da attraversare, c'è una trasformazione che può avvenire in noi. Testi antichi, libri moderni, esperienze di maestri e di persone come noi testimoniano che si può raggiungere e vivere in uno stato diverso da quello in cui siamo adesso. | ||
| Si può raggiungere e mantenere uno stato dell'essere, della mente o della coscienza di benessere, espansione e libertà dai propri condizionamenti. | ||
| Ci può anche essere capitato, per brevi momenti, durante una meditazione o in un momento inaspettato della nostra vita. | ||
| D'altra parte, però, la porta da attraversare per raggiungere questo stato non esiste, in effetti, perché quella condizione è già qui e non è mai stata assente. | ||
| Ciò che vogliamo raggiungere, lo stato di chiarezza e l'illimitatezza è già pienamente presente nella nostra stessa esperienza. | ||
| Semplicemente, non lo sappiamo o non lo crediamo. E la nostra mente e il nostro corpo continuano a reagire (che non è "agire") alla vita nelle maniere che hanno imparato, con patterns e schemi mentali, con attaccamento e avversione. Viviamo nell'illusione di essere liberi, ma mettiamo continuamente in atto pensieri e comportamenti inconsapevoli, che ci definiscono e condizionano. | ||
| Di fatto, non siamo mai veramente liberi. | ||
| Acquisiamo libertà quando portiamo consapevolezza in ciò che facciamo, in ciò che pensiamo e in ciò che ci definisce. Per fare questo, c'è bisogno di pratica, di una gradualità. Quindi, metaforicamente, c'è bisogno di camminare e attraversare una porta, un cambiamento. | ||
| Ma quando ci troviamo dall'altra parte, ci rendiamo conto che quella porta non è mai esistita perché lo stato di coscienza realizzata che cercavamo era già presente, ma le abitudini mentali e le illusioni attraverso cui interpretiamo la realtà ci impedivano di riconoscerlo. | ||
| È un concetto complesso ma al contempo molto scarno, già affrontato nella newsletter #7. È come se, con la pratica, togliessimo strati di fuliggine e incrostazioni che coprono la brillantezza di una sfera trasparente (la nostra vera natura). E, al contempo, siamo sempre noi, con i nostri condizionamenti e le nostre reazioni automatiche, a continuare a sporcarla. | ||
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Grazie per la lettura. Ogni risposta sarà letta con attenzione e mettā (gentilezza amorevole). Chantal Lengua |
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