La Tazza Vuota #20 - Sull'amore (parte 1)

Intestazione La Tazza Vuota
Sull'amore (parte 1)
 
La Tazza Vuota #20 2 Agosto 2026
Tematica complessa, sfaccettata e sfuggente. Parlare dell'amore in una newsletter di poche battute è un'impresa destinata a rimanere incompiuta. Per questo, divideremo l'argomento in due parti e cominceremo dalle basi.
«Se dovessi scegliere tra il tuo amore e la mia vita, sceglierei il tuo amore, perché è la mia vita»
- Jim Morrison
Questa celebre frase di Jim Morrison, resa iconica dalla cultura pop, è poetica, travolgente e romanticamente assoluta, ma rivela un'enorme fragilità: sta affidando la propria gioia e la propria stessa esistenza a un'altra persona.
Quando noi esseri umani iniziamo una relazione, lo facciamo perché siamo alla ricerca costante di emozioni positive. Vogliamo stare bene, vogliamo evitare il malessere, cerchiamo nell'altro una fonte di appagamento. Questa tematica, di attaccamento al piacevole e avversione allo spiacevole, è già stata affrontata in quasi tutte le newsletter precedenti, soprattutto nella #7. Ma è bene ricordare che, nella prospettiva della mindfulness, gli altri e gli eventi esterni sono stimoli neutrali: non hanno il potere di generare direttamente la nostra gioia o il nostro dolore.
Ciò che proviamo non è causato da chi o cosa abbiamo di fronte, ma dalla reazione del nostro corpo-mente, dai significati, dalle emozioni e dai pensieri che attribuiamo alla persona o all'evento.
L'emozione non viene "ricevuta" dall'esterno: nasce, si sviluppa e si consuma interamente dentro di noi, a seconda della nostra struttura fisica, cognitiva, psicologica.
Finché crediamo che la nostra felicità dipenda dal partner, non stiamo amando, ma stiamo chiedendo di essere rassicurati e che la nostra idea di benessere sia da lui/lei soddisfatta.
Su questo punto si incontra la visione di Erich Fromm, psicoanalista e filosofo tedesco che all'amore dedicò un saggio, L'arte di amare: per lui, l'amore è un'arte avvolgente che si irradia verso la vita stessa, un’attitudine priva di confini o selezioni.
«Se amassi veramente una persona, amerei il mondo, amerei la vita. Se posso dire a un altro "ti amo", devo essere in grado di dire, "amo tutti in te, amo il mondo attraverso te, amo in te anche me stesso".» - Erich Fromm ne L'arte di amare.
Un amore di questo tipo supera il dolore, la perdita, la lontananza, la mancanza. Non perché diventiamo insensibili a ciò che accade o perché chiudiamo il cuore per proteggerci, ma perché scopriamo che l'amore non è qualcosa che possiamo perdere: è semplicemente ciò che siamo. E, in quanto tale, niente e nessuno ha il potere di togliercelo, nemmeno quando le strade si dividono o ci troviamo ad attraversare la solitudine, per quanto dolorosa essa possa essere.
Quando amiamo così, quindi, non abbiamo bisogno del prossimo o dell'esterno per essere completi e appagati, perché amare è già tutto ciò che ci basta: siamo liberi di dare, alla vita, al mondo, senza chiedere.
«L'amore non dà nulla all'infuori di se stesso e non prende nulla se non da se stesso. L'amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto.
Poiché l'amore basta all'amore.»
- Kahlil Gibran ne Il Profeta.
Quando la relazione di coppia è una scelta pratica e delimitata tra due persone che decidono di camminare insieme, l'amore può e deve continuare a rimanere uno stato dell'essere. Non si esaurisce dentro le mura di un legame, non si divide e non si consuma.
È qui che la frase di Morrison si smentisce da sola, aprendosi in qualcosa di infinitamente più grande.
Imparare a dare senza chiedere, ad amare senza riserve — il partner, la vita intera, noi stessi — ci mostra che non ci è mai mancato niente: solo allora smettiamo di scegliere per convenienza emotiva e iniziamo, infine, ad amare illimitatamente e senza condizioni.
Possiamo cominciare a piccoli passi, anche senza un partner. In metropolitana, al ristorante, per strada, possiamo riconoscere in un altro una parte di noi stessi? Dei nostri dolori e delle nostre speranze? Possiamo vederlo come un compagno dello stesso viaggio? Se ci riusciamo davvero, in quel preciso istante nascerà una benevolenza spontanea (o mettā, newsletter #10), capace di farci sentire bene proprio lì dove siamo, senza chiedere nulla di più.
Ci si potrebbe fermare qui, ma si può fare un passo ancora più profondo e superare l'idea stessa che ci sia un "io" che ama un "tu", svanendo nella concezione di una presenza che supera l'illusione della separazione.
Ma quello lo scopriremo nella prossima puntata. Stay tuned! :)
 
Grazie per la lettura.
Ogni risposta sarà letta con attenzione e mettā (gentilezza amorevole).

Chantal Lengua
 
Ricevi questa email perché ti sei iscritto alla newsletter di mindfulness La Tazza Vuota.
→ → Trova le edizioni passate sul mio sito, dove potrai invitare un amico a iscriversi
e/o leggere i miei racconti di narrativa.