La Tazza Vuota #21 - Sull'amore (parte 2)

Intestazione La Tazza Vuota
Sull'amore (parte 2)
 
La Tazza Vuota #21 8 Agosto 2026
Nella scorsa newsletter abbiamo esplorato come l'amore non sia un bisogno da colmare, ma uno stato dell’essere libero dall'attaccamento e dal possesso. Abbiamo visto come lo psicoanalista e filosofo tedesco Erich Fromm, nel suo saggio L'arte di amare ci abbia invitati ad amare una persona amando, attraverso di essa, tutti, la vita, il mondo intero e se stessi. Un sentimento, quindi, che non solo non chiede nulla in cambio, ma che riconosce che la fonte di ogni pienezza risiede già dentro di noi.
Questa prospettiva, tuttavia, presuppone ancora l'esistenza di un "io" distinto che ama un "tu".
Entriamo in un'ottica ancora più profonda che va oltre questa visione dualista, riallacciandoci a un concetto cardine della filosofia buddhista, soprattutto Mahayana (Chan, Zen, Tibet...): l'interdipendenza (già approfondita nella newsletter #8), l’idea che nulla esista in modo completamente autonomo e separato, ma che ogni cosa emerga dalla relazione con ciò che la circonda.
Quando superiamo l'idea che le cose esistano come entità completamente separate dal resto del mondo, cambia il modo stesso in cui guardiamo la realtà e, di conseguenza, il modo in cui viviamo e intendiamo le relazioni. Il maestro Zen Thich Nhat Hanh definiva questa condizione con il termine Interessere (interbeing): la consapevolezza che niente e nessuno può esistere da solo, ma può soltanto inter-esistere insieme a tutto il resto.
«Una rosa non può esistere come un’entità completamente separata e indipendente, ma è costituita esclusivamente da elementi non-rosa [...] dalla luce, dalle nuvole, dal sole, dalla terra e dalla pioggia.»
- Thich Nhat Hanh in Il diamante che recide l'illusione (qui il PDF)
Come la rosa, cose e persone non sono entità separate, ma configurazioni temporanee che emergono da una realtà dinamica che la nostra mente elabora e concettualizza senza sosta, organizzandola in costrutti cognitivi che ci permettono di dare continuità al flusso della nostra esperienza.
Chi può dire con certezza che quella rosa esista davvero così come la percepiamo?
La psicologia e le neuroscienze descrivono questo fenomeno con il nome di realismo ingenuo: la nostra tendenza a credere che il mondo sia esattamente come ci appare. In realtà, ciò che percepiamo è filtrato dal nostro cervello e dai nostri cinque sensi, che traducono la realtà esterna secondo le specificità della nostra specie. Un'ape o un animale notturno non vedono la stessa rosa che vediamo noi: la percepiscono attraverso lunghezze d'onda ultraviolette o segnali olfattivi per noi invisibili.
La rosa "in sé", isolata da chi la osserva, non esiste come oggetto autonomo e definito; ciò che chiamiamo "rosa" è l'incontro temporaneo tra un flusso di fenomeni e l'apparato sensoriale e cognitivo che lo interpreta.
E se lo stesso principio valesse anche per chi la osserva?
L’essere umano non fa eccezione. Anche ciò che chiamiamo "io" è un costrutto analogo: un flusso incessante di percezioni, pensieri, memorie e sensazioni che la mente organizza per costruire un’identità solida, permanente e separata dal resto.
Questa narrazione egocentrata non è solo funzionale all'orientamento dell'individuo nel mondo, ma costituisce anche il filtro attraverso cui le relazioni interpersonali vengono condotte. Quando ci accorgiamo che questi racconti sono solo un costrutto funzionale della mente, costruiti sul nostro passato e sulle aspettative di noi stessi, la natura stessa dell'amore verso gli altri si trasforma.
Possiamo allora chiederci: se l’io e il tu emergono dallo stesso tessuto di relazioni, dove finisce chi ama e dove comincia chi è amato?
Amare smette di essere la relazione tra due entità percepite come separate e diventa il riconoscimento della nostra profonda interconnessione: non c'è più un "io" che ama un "tu", ma la vita che riconosce e ama se stessa attraverso forme diverse.
Chien Teng Ho, attuale maestro della corrente non-dualista taoista Dōng Shèng, riprende questo concetto ne Il Drago delle Nuvole:
«Chi ama non sa cosa sia l'amore. Nel vero amore non c'è spazio per gli amanti, c'è solo Amore. Non ti devi sforzare. Ogni sforzo è contrario alla sua natura..»
Aiutare o amare l'altro diventa quindi naturale quanto usare la mano destra per curare la sinistra. Nessuna delle due ringrazia l'altra o si sente in credito: fanno semplicemente parte dello stesso corpo.
 
Grazie per la lettura.
Ogni risposta sarà letta con attenzione e mettā (gentilezza amorevole).

Chantal Lengua
 
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